martedì 20 giugno 2017

I 400 colpi



Les quatre cents coups di François Truffaut, con il suo protagonista Antoine Doinel (Jean-Pierre Léaud) rappresenta una tra le più vibranti,partecipate ed efficaci trasposizioni cinematografiche delle inquietudini,delle ribellioni,della incomunicabilità e solitudine profonda, che accompagna la fase esistenziale dell'adolescenza. Partendo dal dato autobiografico, quasi perfettamente sovrapponibile a quello del personaggio del giovane Doinel; Truffaut interpretando il malessere dell'adolescenza, demistifica l'eden descritto dal cinema dominante de papa e da tanta letteratura,e fa assumere al film una valenza paradigmatica del senso più complessivo della fase adolescenziale. Nel giovane Antoine Doinel, convive la sintesi della spontaneità e della fragilità,collocata però nel ritratto desolante e disarmante della famiglia. Fin dalle prime inquadrature lo seguiamo,collocato in una posizione,anche fisicamente, aliena. Dorme infatti, in uno spazio angusto vicino alla porta d'ingresso, e quindi per evidenza non solo simbolica,vive nella considerazione della sua famiglia, una condizione di precaria provvisorietà.
Antoine è gioioso e vivace, ma la sua natura si scontra continuamente contro il muro dell'anaffetività materna. La madre Gilberte, che ha vissuto in giovane età, la sua gravidanza illegittima come una iattura; lo tollera malamente. Per superficialità, e perché in fondo lei stessa, vive una condizione di frustrazione che la pone sullo stesso piano di immaturità di Antoine; al quale invece, dovrebbe garantire attenzione,comprensione e amore. La madre Gilberte,nella massima espressione consentita dalla sua affettività, risponderà alle richieste di attenzione di Antoine,solo con delle opportunistiche offerte di complicità amicale. A questo proposito,è illuminante la scena dello scambio di favori che propone ad Antoine:mille franchi,come premio per un buon voto al tema scolastico; ma in realtà, per comprare il silenzio di Antoine che l'ha vista baciarsi con l'amante. Opportunamente, la scena è girata in campi e controcampi molto ravvicinati,che sottolineano l'ambigua veridicità del patto. Anche nella figura apparentemente più disponibile;quella del patrigno che lo ha adottato, Antoine non può confrontarsi. Perché anch'egli,risulta figura imbrigliata nelle meschinità quotidiane, e limitata da vigliaccheria, se non da vera e propria cecità culturale. La scuola con le figure degli insegnanti, e via via tutte le figure che rappresentano l'Autorità, non fanno che aggiungere incomprensione e repressione impositiva, alle istanze di Antoine. Fino al decisivo imprimatur,che lo condanna a”ragazzo socialmente incline a delinquere”. Di lì a poco infatti,un poco convinto tentativo di furto, gli aprirà le porte della prigione e del riformatorio, con buona pace dei genitori e delle autorità tutte. Ma non è tutto compromesso,nella vita di Antoine; c'è fortissimo, il valore dell'amicizia: impersonato dal coetaneo René, unica figura sulla quale poter sempre contare. E l'amicizia con il coetaneo, sarà infatti l'ancora di Antoine per tutto il film, sostenendolo e proteggendolo dall'incomprensione del mondo adulto. L'altro elemento imprescindibile per Antoine: è la strada, e la stessa Parigi:vista come territorio elettivo, dove poter experire se stessi. La strada ce lo farà vedere bighellonare, correre, raccogliere confidenze, ascoltare quel mondo altro, pulsante,che si contrappone alla chiusura claustrofobica della famiglia. E per la strade della città, incontriamo(come in tutti i film di Truffaut) l'altro elemento:quello del cinema; luogo accogliente,e nel quale potersi liberamente perdere. La strada dunque, come luogo dell'anima: dove l'autorità del professore di ginnastica in uscita con la classe, perderà progressivamente -in vicoli ed anfratti- tutta la coda di alunni. Tutto ,beffardamente ed impietosamente inquadrato in una ripresa dall'alto, così da rendere, quanto mai efficace, la distanza incolmabile con il mondo adolescenziale,che si pretende di educare come un plotone di soldati. E da quelle stesse strade,così pesantemente investite di valori affettivi, che gli hanno consentito di respirare l'ossigeno vitale di cui è sempre stato in deficit. Da quelle strade,Antoine,si separerà dietro le grate di un cellulare, mentre va in riformatorio. E sarà l'unica volta che lo vedremo piangere. In riformatorio,misurerà il vuoto che ormai lo separa da un mondo percepito come estraneo e dall'unico affetto, quello di René, ormai perduto. Non resta che un ultima, lunghissima carrellata a mostrarcelo in fuga, ancora una volta. Ma la fuga verso il mare mai conosciuto,e che nella sua evidente simbologia è presente come anelito in tutto il film: si porta dietro, una nuova consapevolezza. E nell'incontro/ricongiungimento finale con il mare/madre che profila il vero inizio della sua vita da adulto,finalmente libero; la macchina da presa, mostra Antoine che si ritrae dall'acqua, e stringe sul suo volto, consegnandocelo in un fermo immagine.

A noi che lo guardiamo,la possibilità di rispecchiarci in quel volto; di ritrovarci e sentirci invecchiati, nel ritrovare i segni che l'esperienza ha lasciato in noi. E poter scegliere tra due possibili interpretazioni di quello sguardo: la scoperta della fine dell'illusione, e quindi il contatto col limite, o come un'affermazione di libertà, di una possibilità di salvezza,e quindi di speranza.
Un bellissimo progetto da condividere e sponsorizzare.
Visitate il sito di Lorenza Anselmi,fate e fatevi un regalo.

http://www.ringraziarevoglio.it/










Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta,
per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,
per il mogano, il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giornate del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra.
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,
per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
per la spada e Tarpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale dell’Inghilterra,
per la musica verbale della Germania,
per l’oro, che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno,
per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale
e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo scrissero
tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi, che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
per due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la musica, misteriosa forma del tempo.

Jorge Luis Borges


mercoledì 22 marzo 2017

Primo giorno di primavera


"...in un luogo dove non ho mai viaggiato,gioioso 
oltre ogni dire,i tuoi occhi hanno un loro silenzio:
nel tuo più fragile gesto ci sono cose che mi racchiudono,
o che io non posso toccare perché troppo vicine

una tua impercettibile occhiata senza sforzo mi schiuderà
sebbene io abbia chiuso me stesso come un pugno,
sempre petalo dopo petalo mi apri come la Primavera apre
(toccando sapientemente, misteriosamente)la sua prima rosa

ma se tu vorrai chiudermi,io e la mia vita
ci chiuderemo magnificamente,improvvisamente,
come quando il cuore di questo fiore immagina
la neve ovunque prudentemente posarsi;

niente di ciò che ci è dato percepire al mondo eguaglia
la forza della tua intensa fragilità:la cui trama
mi avvolge con il colore delle sue terre,
restituendo la morte e l’eternità ad ogni respiro

(io non lo so che cosa c’è in te che chiude
e apre;ma qualcosa in me sente che
la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno,nemmeno la pioggia,ha mani tanto piccole.

(da E.E.Cummings)

venerdì 4 novembre 2016

Io se fossi Dio

Io se fossi Dio
e io potrei anche esserlo
sennò non vedo chi
Io se fossi Dio non mi farei
fregare dai modi furbetti della gente
non sarei mica un dilettante sarei sempre presente
sarei davvero in ogni luogo a spiare
o meglio ancora a criticare
appunto cosa fa la gente
Per esempio il piccolo borghese com'è noioso
non commette mai peccati grossi
non è mai intensamente peccaminoso
del resto poverino è troppo misero e meschino
e pur sapendo che Dio è più esatto di una Sveda
lui pensa che l'errore piccolino non lo conti o non lo veda
Per questo io se fossi Dio preferirei il secolo passato
se fossi Dio rimpiangerei il furore antico
dove si odiava e poi si amava
e si ammazzava il nemico
Ma io non sono ancora nel regno dei cieli
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli
Io se fossi Dio non sarei così coglione
a credere solo ai palpiti del cuore
o solo agli alambicchi della ragione
io se fossi Dio sarei sicuramente molto intero
e molto distaccato come dovreste essere voi
Io se fossi Dio non sarei mica stato
a risparmiare avrei fatto un uomo migliore
si vabbè lo ammetto non mi è venuto tanto bene
ed è per questo per predicare il giusto
che io ogni tanto mando giù qualcuno
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino
Io se fossi Dio
non avrei fatto gli errori di mio figlio
e sull'amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po' meglio
Infatti non è mica normale
che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India
c'ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna
che viene da dire ma dopo come fa a essere così carogna
Io se fossi Dio
non sarei ridotto come voi
e se lo fossi io certo morirei per qualcosa di importante
purtroppo l'occasione di morire simpaticamente
non capita sempre e anche l'avventuriero più spinto
muore dove gli può capitare e neanche tanto convinto
Io se fossi Dio farei
quello che voglio non sarei certo permissivo
bastonerei mio figlio
sarei severo e giusto stramaledirei gli Inglesi come mi fu chiesto
e se potessi anche gli africanisti e l'Asia e poi gli Americani e i Russi
bastonerei la militanza come la misticanza
e prenderei a schiaffi i volteriani i ladri gli stupidi e i bigotti
perché Dio è violento e gli schiaffi di Dio appiccicano al muro tutti
Ma io non sono ancora nel regno dei cieli
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli
Finora abbiamo scherzato
ma va a finire che uno prima o poi ci piglia gusto
e con la scusa di Dio
tira fuori tutto quello che gli sembra giusto
E a te ragazza che mi dici che non è vero
che il piccolo borghese è solo un po' coglione
che quel uomo è proprio un delinquente un mascalzone
un porco in tutti i sensi una canaglia
e che ha tentato pure di violentare sua figlia
io come Dio inventato come Dio fittizio prendo coraggio e sparo il mio giudizio e dico speriamo che a tuo padre gli sparino nel culo cara figlia così per i giornali diventa un bravo padre di famiglia
Io se fossi Dio
maledirei davvero i giornalisti e specialmente tutti
che certamente non son brave persone
e dove cogli cogli sempre bene
compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere
e di fotografare immagini geniali e interessanti
di presidenti solidali e di mamme piangenti
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi voi che vi buttate
senza tremare un momento
cannibali necrofili deamicisiani e astuti
e si direbbe proprio compiaciuti
voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano
sì vabbè lo ammetto la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza non avrei certo la superstizione della democrazia
Ma io non sono ancora nel regno dei cieli
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli
Io se fossi Dio
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente
nel regno dei cieli non vorrei ministri nè gente di partito tra le palle
perché la politica è schifosa e fa male alla pelle
E tutti quelli che fanno questo gioco
che poi è un gioco di forza è ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo
e tutti quelli che fanno questo gioco
c'hanno certe facce che a vederli fanno schifo
che siano untuosi democristiani o grigi compagni del PCI
son nati proprio brutti o perlomeno tutti finiscono così
Io se fossi Dio dall'alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire mi pare Platone
che il politico è sempre meno filosofo e sempre più coglione
è un uomo a tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo
che scivola sulle parole
anche quando non sente o non lo vuole
Compagno radicale
la parola compagno non so chi te l’ha data
ma in fondo ti sta bene tanto ormai è squalificata
compagno radicale
cavalcatore di ogni tigre uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po' a casaccio
e dall'altra si riempiono le galere di gente che non centra un cazzo
compagno radicale tu occupati pure di diritti civili
e di idiozia che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum
questa volta per sapere dov'è che i cani devono pisciare
Compagni socialisti
ma sì anche voi insinuanti astuti e tondi
compagni socialisti con le vostre spensierate alleanze
di destra di sinistra di centro coi vostri uomini aggiornati
nuovi di fuori e vecchi di dentro compagni socialisti fatevi avanti
che questo è l'anno del garofano rosso e dei soli nascenti
fatevi avanti col mito del progresso e con la vostra schifosa ambiguità
ringraziate la dilagante imbecillità
Ma io non sono ancora nel regno dei cieli
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli
Io se fossi Dio
non avrei proprio più pazienza inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe per il giudizio universale
Voi mi direte perché è così parziale
il mio personalissimo giudizio universale
perché non suonano le mie trombe
per gli attentati i rapimenti i giovani drogati e per le bombe
perché non è comparsa ancora l'altra faccia della medaglia
io come Dio non è che non ne ho voglia
io come Dio non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura come dice chi ha paura gli innominabili
ma come uomo come sono e fui
ho parlato di noi comuni mortali
quegli altri non li capisco
mi spavento non mi sembrano uguali
di loro posso dire solamente che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere
di loro posso dire solamente che mi hanno tolto il gusto
di essere incazzato personalmente
io come uomo posso dire solo ciò che sento
cioè solo l'immagine del grande smarrimento
Però se fossi Dio sarei anche invulnerabile e perfetto
allora non avrei paura affatto
così potrei gridare e griderei senza ritegno che è una porcheria
che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia
Ecco la differenza che c'è tra noi e gli innominabili
di noi posso parlare perché so chi siamo e forse facciamo più schifo che spavento
di fronte al terrorismo o a chi si uccide c'è solo lo sgomento
ma io se fossi Dio
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politici sarei severo come all'inizio
perché a Dio i martiri non gli hanno fatto mai cambiar giudizio
E se al mio Dio che ancora si accalora gli fa rabbia chi spara
gli fa anche rabbia il fatto che un politicante qualunque
se gli ha sparato un brigatista diventa l'unico statista
io se fossi Dio quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio
c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di trent'anni di cancrena italiana
Io se fossi Dio un Dio incosciente enormemente saggio
ci avrei anche il coraggio di andare dritto in galera
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora quella faccia che era
Ma in fondo tutto questo è stupido perché logicamente
io se fossi Dio la terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi in questo scontro quotidiano
io se fossi Dio non mi interesserei di odio o di vendetta
e neanche di perdono
perché la lontananza è l'unica vendetta
è l'unico perdono
E allora va a finire che se fossi Dio
io mi ritirerei in campagna come ho fatto io.

Giorgio Gaber



sabato 3 settembre 2016

Garofani





Siamo giunti a questo traguardo
 con gli occhi rovesciati
 ostaggi del passato.

(da Garofani di Antonio Petrocelli)

domenica 7 agosto 2016

La Poesia secondo Ginsberg

“La poesia diventa sempre meno intellettuale o verbale e sempre più fisiologica. Un modo di usare il proprio corpo, il proprio respiro, il respiro profondo.”

Allen Ginsberg