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giovedì 18 febbraio 2016

Spotlight


                                               “E' LA STAMPA BELLEZZA”.
      Tutti gli uomini del Vaticano ne Il caso Spotlight(Spotlight) di Thomas McCarthy.

Il film di McCarthy mette in scena l'inchiesta con la quale nel 2002, l'unità di giornalismo investigativo del Boston Globe,denominata “Spotlight”, portò alla luce lo scandalo degli abusi sessuali perpetrati ai danni di migliaia di bambini ed adolescenti da parte di centinaia di preti pedofili(nella sola Boston) e sistematicamente coperti ed insabbiati dall'allora arcivescovo di Boston,Bernard Law.
Tutto,unitamente al consenso delle gerarchie Vaticane, nonchè alla connivenza omertosa di varie istituzioni cittadine e buona parte della città stessa.
In seguito alla pubblicazione degli articoli/denuncia, il Boston Globe ed il suo team di giornalisti,
fu insignito,nel 2003,del prestigioso premio Pulitzer.
L'inchiesta ha dato inizio al grande scandalo della pedofilia presente nella chiesa cattolica,che ben presto ha assunto,per i suoi numeri,rilevanza mondiale. Ed è,a tutt'oggi, lungi dall'essere risolto.
Il film si inserisce nel solco tracciato dalla cinematografia di denuncia degli anni 70; che ha in Lumet e Pakula due testimoni d'eccellenza.
Ma attraverso il lavoro di fine cesello che il regista ha fatto nella sceneggiatura,in collaborazione con Josh Singer; S. si allontana da quei modelli, perchè non contiene alcun momento,seppur minimo,di compiacimento nel suo svolgimento;nè nella scrittura di alcuno dei personaggi.
Ben presente nel film,è invece la consapevolezza della funzione sociale e civile, che i quattro giornalisti hanno del loro operato.
Così come il film,evidenzia una sua peculiare consapevolezza, nel rappresentarla.
Perfettamente bilanciati infatti,sono i due aspetti:quello documentale e quello delle esigenze spettacolari della rappresentazione, fusi con estremo rigore e chiarezza espositiva.
Il che non esclude peraltro, che il film proceda con un crescendo, che ha il pathos avvincente di un thriller.
Così come confermato dallo stesso regista,S.non è un film sulla pedofilia o contro la fede; ma contro l'abuso del potere e le sue molteplici e distorte diramazioni.
Il film punta il suo focus sul mestiere di giornalista e sulle domande che, inevitabilmente, si pongono sul ruolo ed i limiti professionali e personali, entro i quali è giusto e doveroso agire.
E nella cornice puntuale e simbolica della cattolicissima Boston, dove si annidano i meccanismi perversi assurti a “sistema”,che hanno soffocato, e insieme determinato il non voler “vedere”; si muovono i giornalisti Michael Keaton nel ruolo del caporedattore Walter Robinson, Mark Ruffalo in quello di Mike Rezendes, Rachel McAdams come Sacha Pfeiffer e Brian d’Arcy nei panni di James Matt Carroll.
Oltre al direttore deus ex machina John Slattery come Ben Bradlee Jr.
Tutti impeccabili e calibratissimi nei loro ruoli, ad eccezione di Ruffalo, il cronista più “caldo” ed impetuoso che vive il caso come un'urgenza personale(giustamente candidato all'oscar).
Dopo la fatica dell'affrontare mille reticenze,le corse, gli ostacoli e le trappole ricattatorie, dopo aver attraversato il dolore delle vittime: “si può dire di no a Dio?”.
Ed aver messo in luce ciò che regola i delicati equilibri tra responsabilità personale e dovere civile;senza dimenticare neanche le proprie iniziali responsabilità nell'aver sottovalutato le prime denunce..
ecco arrivare le domande ed i tormenti personali ai quali dare una risposta.
E le risposte saranno tutte nel rumore di quelle rotative, oramai in moto,
inesorabilmente.
Da vedere

lunedì 12 ottobre 2015

Il modo tuo d'amare


Il modo tuo d’amare
è lasciare che io t’ami.
Il sì con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole e abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.
Pedro Salinas

venerdì 25 settembre 2015

Nuovolosità


In mattinata si manifestarono
due o tre malinconie
a cui nel pomeriggio
sopraggiunse una terza,
a sera quando si temeva
che le malinconie si tramutassero
in tristezza irreversibile,
la memoria senza nostalgia
cominciò a produrre anticorpi.
Visto da qua è aldilà
da là è aldiquà
se invece sbagliando
finissimo nell’aldilì?
Vedremmo attoniti un qui
fissi nell’aldilì
anche se in realtà
noi non possiamo venire
che dall’aldiquà
perché siam destinati all’aldilà
per tautologica omertà,
venendo dall’aldiquì
potremmo sbattere nel dilì
più in là dell’aldilà
e là più non si sa
se più vicino al dunque
è l’ aldilì o l’aldilà,
comunque di colà.
Vito Riviello
da “Monumentànee” 1992


venerdì 14 agosto 2015

I fiori "immorali" di Aldo Palazzeschi


I Fiori

Non so perché quella sera,
fossero i troppi profumi del banchetto...
irrequietezza della primavera...
un’indefinita pesantezza
mi gravava sul petto,
un vuoto infinito mi sentivo nel cuore...
ero stanco, avvilito, di malumore.
Non so perché, io non avea mangiato,
e pure sentendomi sazio come un re
digiuno ero come un mendico,
chi sa perché?
Non avevo preso parte
alle allegre risate,
ai parlar consueti
degli amici gai o lieti,
tutto m’era sembrato sconcio,
tutto m’era parso osceno,
non per un senso vano di moralità,
che in me non c’è,
e nessuno s’era curato di me,
chi sa...
O la sconcezza era in me...
o c’era l’ultimo avanzo della purità.
M’era, chi sa perché,
sembrata quella sera
terribilmente pesa
la gamba
che la buona vicina di destra
teneva sulla mia
fino dalla minestra.
E in fondo...
non era che una vecchia usanza,
vecchia quanto il mondo.
La vicina di sinistra,
chi sa perché,
non mi aveva assestato che un colpetto
alla fine del pranzo, al caffè;
e ficcatomi in bocca mezzo confetto
s’era voltata in là,
quasi volendo dire:
"ah!, ci sei anche te".
Quando tutti si furono alzati,
e si furono sparpagliati
negli angoli, pei vani delle finestre,
sui divani
di qualche romito salottino,
io, non visto, scivolai nel giardino
per prendere un po’ d’aria.
E subito mi parve d’essere liberato,
la freschezza dell’aria
irruppe nel mio petto
risolutamente,
e il mio petto si sentì sollevato
dalla vaga e ignota pena
dopo i molti profumi della cena.
Bella sera luminosa!
Fresca, di primavera.
Pura e serena.
Milioni di stelle
sembravano sorridere amorose
dal firmamento
quasi un’immane cupola d’argento.
Come mi sentivo contento!
Ampie, robuste piante
dall’ombre generose,
sotto voi passeggiare,
sotto la vostra sana protezione
obliare,
ritrovare i nostri pensieri più cari,
sognare casti ideali,
sperare, sperare,
dimenticare tutti i mali del mondo,
degli uomini,
peccati e debolezze, miserie, viltà,
tutte le nefandezze;
tra voi fiori sorridere,
tra i vostri profumi soavi,
angelica carezza di frescura,
esseri puri della natura.
Oh! com’ è bello
sentirsi libero cittadino
solo,
nel cuore di un giardino.
- Zz... Zz…
- Che c’è?
- Zz... Zz...
- Chi è?
M’avvicinai donde veniva il segnale,
all’angolo del viale
una rosa voluminosa
si spampanava sulle spalle
in maniera scandalosa il décolleté.
- Non dico mica a te.
Fo cenno a quel gruppo di bocciuoli
che son sulla spalliera,
ma non vale la pena.
Magri affari stasera,
questi bravi figliuoli
non sono in vena.
- Ma tu chi sei? Che fai?
- Bella, sono una rosa,
non m’hai ancora veduta?
Sono una rosa e faccio la prostituta.
- Te?
- Io, sì, che male c’ è?
- Una rosa!
- Una rosa, perché?
All’angolo del viale
aspetto per guadagnarmi il pane,
fo qualcosa di male?
- Oh!
- Che diavolo ti piglia?
Credi che sien migliori,
i fiori,
in seno alla famiglia?
Voltati, dietro a te,
lo vedi quel cespuglio
di quattro personcine,
due grandi e due bambine?
Due rose e due bocciuoli?
Sono il padre, la madre, coi figlioli.
Se la intendono... e bene,
tra fratello e sorella,
il padre se la fa colla figliola,
la madre col figliolo...
Che cara famigliola!
È ancor miglior partito
farsi pagar l’amore
a ore,
che farsi maltrattare
da un porco di marito.
Quell’oca dell’ortensia,
senza nessun costrutto,
si fa sì finir tutto
da quel coglione
del girasole.
Vedi quei due garofani
al canto della strada?
Come sono eleganti!
Campano alle spalle delle loro amanti
che fanno la puttana
come me.
- Oh! Oh!
-  Oh! ciel che casi strani,
due garofani ruffiani.
E lo vedi quel giglio,
lì, al ceppo di quel tiglio?
Che arietta ingenua e casta!
Ah! Ah! Lo vedi? È un pederasta.
- No! No! Non più! Basta.
- Mio caro, e ci posso far qualcosa
io,
se il giglio è pederasta,
se puttana è la rosa?
- Anche voi!
- Che maraviglia!
Lesbica è la vainiglia.
E il narciso, quello specchio di candore,
si masturba quando è in petto alle signore.
- Anche voi!
Candidi, azzurri, rosei,
vellutati, profumati fiori...
- E la violacciocca,
fa certi lavoretti con la bocca...
- Nell’ora sì fugace che v’è data...
- E la modestissima violetta,
beghina d’ogni fiore?
Fa lunghe processioni di devozione
al Signore,
poi... all’ombra dell’erbetta,
vedessi cosa mostra al ciclamino...
povero lilli,
è la più gran vergogna
corrompere un bambino
- misero pasto delle passioni.
Levai la testa al cielo
per trovare un respiro,
mi sembrò dalle stelle pungermi
malefici bisbigli,
e il firmamento mi cadesse addosso
come coltre di spilli.
Prono mi gettai sulla terra
bussando con tutto il corpo affranto:
- Basta! Basta!
Ho paura.
Dio,
abbi pietà dell’ultimo tuo figlio.
Aprimi un nascondiglio
fuori della natura!

Aldo Palazzeschi
(da L'Incendiario)

martedì 30 giugno 2015

David Grossman

“È una legge non scritta: chi vuol starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima. Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi. Uno sguardo ben mirato basterebbe. Non sto scherzando. Sono convinto che da qualche parte, dentro di me, c'è un punto vulnerabile che chiunque, anche uno sconosciuto, può vedere e colpire. Eliminarmi con una parola.”
 (Che tu sia per me il coltello)

lunedì 22 giugno 2015

A Laura



La rosa non colta, ha riavvolto il suo senso
stamattina/
avviluppando i pochi petali sparsi in terra
intorno al fragile bocciòlo.
Se n'è partita/
pura/
a mezzo del suo avvizzito sbocciare.
Il bicchiere pieno d'acqua,
ancora a guardia del tavolo.